Progetto Italia Federale

Approfondimenti
a cura di Francesco Paolo Forti
Perché sono federalista
di Francesco Forti
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 Ultimo aggiornamento: Gennaio 2001
 

Da FuoriRegistro, di Marino Bocchi


In questi tempi in cui "ismi" ed "isti" sono visti con un occhio di sospetto da parte di molti, quasi fossero sobillatori di popoli e di animi umani, farei forse meglio ad intitolare questo testo "Come ritengo che una struttura federale sia una opportunità utile e da non perdere per l'Italia e gli italiani". Tuttavia, per definizione, è federalista colui che sostiene attivamente e propugna una organizzazione dello stato di tipo federale ragion per cui non vedo perché nascondere le mie idee dietro sottili paraventi. Tanto più che venti anni fa mai avrei pensato di diventare federalista e nemmeno sapevo cosa realmente volesse dire e che ci fossero federalisti in Italia ed in numero così grande e crescente.

Dunque non ero federalista e lo sono diventato. Nel senso che quasi improvvisamente ho scoperto di esserlo. È successo un po' per volta ma la svolta significativa credo sia da imputare al mio trasferimento all'estero, ormai quasi quattordici anni fa. Non fu un grande viaggio: meno di un centinaio di Km, da Milano a Lugano, senza lo stress di dover cambiare lingua e cultura o di allontanarmi troppo da amici e parenti. Ma il cambiamento, credetemi, fu lo stesso "radicale".

Dapprima ci fu la naturale scoperta di un mondo contemporaneamente nuovo e diverso, cosa che accade a chiunque entri in un paese straniero, soprattutto per lavoro. Con l'occhio diverso da quello del turista, che cerca paesaggi naturali o urbani, chi lavora deve integrarsi e frequenta soprattutto all'inizio uffici pubblici per avere certificati e permessi, per convertire patenti, iscrivere i figli a scuola. Si scoprono così uffici efficienti che sbrigano in pochi minuti pratiche che in Italia impiegano mesi. Si scopre che tante pratiche che in Italia necessitano di nullaosta, sempre in ritardo, da qualche ufficio lontano, qui o non esistono nemmeno (per esempio non esiste il PRA e non esistono le ASL) oppure vengono definite localmente, in Comune, senza decisioni da parte di uffici superiori. Scopri quindi una organizzazione snella e che costa molto meno in tasse, pur dando ottimi servizi. Scopri funzionari pubblici cortesi, sorridenti, disponibili, che ti compilano loro i formulari se non capisci come farlo. Durante un viaggio in Germania ho perfino scoperto un mondo in cui il cittadino che arriva di notte in una città col treno e non trova il taxi, si rivolge al locale ufficio di Polizia, dove provvedono subito a chiamare a casa il taxista di turno ed a fargli l'equivalente teutonico del cazziatone perché non era in servizio. Come in Italia, pensavo, andando ai tempi degli anni '70 quando noi giovani studenti facevamo di tutto per stare a debita distanza da un poliziotto, e consapevole per la prima volta che ci possono essere diversi rapporti tra cittadino e Stato e che tocca a noi intessere le relazioni migliori. Ma la cosa finisce qui. Pensi di essere finito in un mondo diverso, a misura d'uomo, meno burocratico, ma poiché non c'è nulla di cui lamentarsi non se parla in giro con gli amici, si imputa il tutto ad una sostanziale miglior indole degli abitanti, un fatto culturale non replicabile in patria.

Poi bisogna lavorare e non c'è molto tempo da dedicare alla cosa pubblica, anche perché funziona bene e quindi come tale diventa "trasparente". In effetti una Pubblica Amministrazione che funziona è quasi invisibile; fa il suo lavoro senza farsi notare molto, risolvendoti problemi senza crearli, mentre in uno Stato che non funziona non si parla altro che delle sue disfunzioni. In questo secondo caso sui giornali, in TV o tra gli amici non si fa che discutere di code, episodi di eccessiva burocrazia ed ogni tanto, di disastri naturali generati dall'incuria con il conseguente scarica barile tra vari enti (ir)responsabili. Finiamo col sapere molto di più sulle cose che non funzionano che su quelle che vanno bene. Quando chiedevo amici luganesi ma "come" funziona tutto ciò ottenevo risposte vaghe e generiche.

Certo, quando, finite le vacanze si iscrive il figlio alla scuola pubblica svizzera e si visita l'edificio si notano differenze positive che vanno dalla organizzazione non burocratica alla pedagogia, dai libri gratis, come tutto il materiale didattico, alla offerta di una maggior numero di materie e quando si scopre che tutto ciò non viene assolutamente deciso in un ministero federale o nella capitale cantonale ma principalmente nel Comune, ci si chiede come funzioni tutto ciò. Lo stesso avviene con la sanità. Quando venni a sapere che scuole ed ospedali vengono costruiti e gestiti, come anche in Germania, dai Comuni, con le lro finanze, non capivo come potesse realmente funzionare e come tutto ciò potesse generare gli alti standard con cui ero confrontato. Dopo un anno che vivevo nei dintorni di Lugano ricevetti le imposte dirette da pagare. Erano tre bollettini postali, emessi autonomamente da tre autorità diverse, con tre importi differenti, uno per le imposte federali, uno per le cantonali (solo per il Ticino) ed uno per le imposte comunali (solo per il mio comune di residenza).

Ognuno reclamava il suo conto per i servizi forniti. Un rapido uso di Excel mi confermò che le proporzioni erano 14% alla Confederazione, 37% al mio Comune e 49% al mio Cantone. L'86% delle imposte dirette le pagavo direttamente alla sfera locale (un Comune di 5'000 abitanti ed un cantone di 300'000, equiparabile ad una media provincia italiana). Inoltre un confronto con gli amici rimasti in Italia e con un reddito paragonabile evidenziava che la somma di quelle imposte emesse dalle tre sovranità federali era di parecchio inferiore alla "fattura italiana" nel suo complesso. Era chiaro che qui ero confrontato con una organizzazione dello Stato radicalmente diversa da quella in cui avevo vissuto (studiato e lavorato) per 35 anni in Italia. Non c'era tanto una differenza di indole nelle persone, perché col tempo avevo trovato più similitudini culturali che differenze, ma una differenza sostanziale nella organizzazione dello Stato e nel funzionamento conseguente della Pubblica Amministrazione. E decisi che valeva la pena approfondire.

Tre anni dopo, quando ebbi l'opportunità di poter scegliere tra vari lavori anche uno nell'ente pubblico cantonale colsi al volo l'occasione di studiare il motore <<da dentro>>. Essere dentro il motore in questo caso significava avere a disposizione la documentazione tecnica del suo funzionamento, i consumi (spese) e gli introiti (imposte e tasse).

Tutte cose che a chiederle ogni cittadino poteva avere (lo scoprii solo dopo) ma avevo anche a disposizione, nella scrivania di fianco, le persone giuste a cui fare le domande in caso di dubbio. Cominciai così all'inizio degli anni '90 dal settore tributario, quando ancora in Italia erano arano pochissimo a parlare di federalismo fiscale.

Appresi che ogni Cantone si organizza come vuole, anche per le imposte, salvo alcune regole comuni per evitare di imporre più volte la stessa persona che abbia più redditi in Comuni e Cantoni diversi. Il Cantone Ticino ha una sua legge tributaria, non imposta dall'alto (Berna) ma decisa assieme ai sui cittadini (Il Cantone Ticino giuridicamente è Cantone e Repubblica ed ha una sua Costituzione). Così come ha una sua legge sulla scuola. Così come ha una sua legge sanitaria. Compresi quindi che dietro quella organizzazione amministrativa stava una struttura politica che dava un ben preciso ambito di autonomia e di sovranità. Estesi quindi il mio "studio" anche alla sfera istituzionale, scoprendo tra l'altro che qui il Comune non e' un semplice ente amministrativo come in Italia, ma una ben precisa sovranità politica, al pari di Cantone e Confederazione.

Venne il 1996 e venne Internet. Forse per voi no ma per le due cose vennero contemporaneamente. Arrivarono quando in Italia si parlava ormai da un paio di anni di federalismo, dopo l'arrivo al governo della Lega nel 1994. Fu così che scoprii che la maggior parte di coloro che in patria scrivevano di federalismo sui giornali o ne parlavano in televisione in realtà parlavano solo di "maggiore decentramento" di "più poteri alle regioni" ma francamente sapevano pochissimo (leghisti in testa) cosa fosse il federalismo. Parlavano di "forme" di federalismo ignorandone la "sostanza". La logica conclusione fu di mettere da parte mia nero su bianco le informazioni che avevo raccolto e di indagare ulteriormente su tutta una serie di aspetti (sanità, scuola, ambiente, ...) che andavo scoprendo giorno per giorno. Nacque così, anno dopo anno, il sito Internet http://www.progettoitaliafederale.it/ che fino ad oggi ha ricevuto 125'000 visitatori.

Internet, oltre al sito, mi diede due tipologie di opportunità: per prima cosa iniziai a discutere ogni sera con centinaia di amici italiani sulle liste di discussione politica, trovando favorevoli e contrari e catalogando centinaia di argomentazioni pro e contro, compresi timori, paure, scetticismi, speranze ed illusioni. Come seconda cosa entrai in contatto con altri italiani all'estero che come me vivevano in paesi federali e cercai di comparare la mia esperienza con la loro. In modo particolare due amici, uno in Germania ed uno a N.Y., presenti anche loro sulle stesse liste di discussione, mi confermarono la sostanziale somiglianza strutturale per quanto riguarda molti compiti locali (comunali e distrettuali) e statali, pur nelle evidente differenza di dimensioni tra CH, GER ed USA. Con loro, e con tanti altri amici italiani, arrivai alla conclusione che il federalismo andava costruito in Italia rafforzando Comuni e Provincie, prima ancora che dando ulteriori poteri a Regioni troppo grosse e distanti dai cittadini.

Furono anni di discussioni accese e molto dense da cui emersi come federalista convinto, direi anche sfegatato. Non furono discussioni solo virtuali: la comunità degli italiani all'estero è molto vasta e ne conosco tantissimi e con loro ho affrontato a voce il tema di come giudicano il federalismo rispetto al centralismo decentrato italiano.
Non ci sono dubbi che quasi tutti concordano sul fatto che il federalismo funzioni bene in una realtà di lingua e cultura italiana come il Ct. Ticino e casomai i dubbi e le perplessità sorgono quando si pensa a come attuare ciò in Italia. Insomma gli italiani che sperimentano il federalismo vero lo apprezzano.

Non è quindi per ideologia o per dogma ma per pratica di vita quotidiana che oggi posso ritenermi federalista. Esaminando il progetto italiano, votato alla fine della scorsa legislatura ed oggi sottoposto a referendum lo considero un po' come una bottiglia mezza piena o mezza vuota ma ritengo che sia una buona base di partenza per riempirla ulteriormente con altri contenuti (come un Senato Federale, istituzione comune sia agli USA che alla Germania ed alla Svizzera).

Oggi, a pochi giorni dal voto popolare per modificare la Costituzione, per un progetto che è un piccolo ma significativo passo avanti verso il federalismo, non posso che esprimere il mio convinto e ragionato SI.

Francesco Forti